Acciughe selezionate. Salsa verde all’antica, lavorata a mano: prezzemolo, olio extravergine, capperi e acciuga, tra freschezza e profondità.
Il pane viene tostato, poi insaporito dal succo di kiwi.
Si ammorbidisce appena, prende una nota fresca e accompagna ogni boccone.
Vitello cotto lentamente, lasciato rosato per mantenere succo e struttura.
La salsa nasce da tonno lavorato fine con olio extravergine, capperi e acciuga: piena, ma mai pesante, costruita per accompagnare e non coprire.
Ogni fetta prende il suo equilibrio tra carne e salsa.
Un piatto che conosci, ma fatto con la precisione che cambia tutto.
Carne di razza piemontese, scelta per avere dolcezza e fibra.
Taglio al coltello, non per tradizione ma per rispetto: così resta succosa.
Condita al momento con olio extravergine, sale e pepe.
Niente altro, perché qui il lavoro è togliere, non aggiungere.
Salame a lunga stagionatura, da parti selezionate, lavorato per avere profondità e continuità al morso.
Accanto, un’ortolana costruita su verdure lavorate in agrodolce, dove la croccantezza incontra una nota fresca e leggermente acida.
Un piatto semplice nella forma, ma giocato tutto sull’equilibrio.
Verdure cotte separatamente, per mantenere identità e consistenza.
Patata e maionese a legare, con una texture piena ma non pesante.
Uovo barzotto e fior di cappero portano movimento e contrasto.
È un piatto che tutti conoscono, ma cambia quando ogni dettaglio è al suo posto.
Pane leggero, pensato per accogliere senza coprire.
Polpo fritto in semola, con una croccantezza netta e un interno morbido.
Maionese, yuzu e kimchi costruiscono un gioco tra rotondità, acidità e fermentazione.
Un piatto che lavora sui contrasti, ma resta sempre in equilibrio.
Un toast vero, caldo e croccante.
Dentro, un trito di gamberi cotti lavorati con lo zenzero, che dà profondità e tiene il morso.
Sopra, una battuta di gamberi crudi, più dolce e delicata.
Maionese alla bisque a legare, erba cipollina e una spolverata di pepe di Timut a dare apertura.
Un gioco dolce e croccante, tra caldo e fresco, che si tiene insieme al primo morso.
Patatine fritte in olio d’oliva, lavorate per rimanere leggere e croccanti fino alla fine.
Uovo fritto con tuorlo morbido, gamberi saltati e il loro fondo.
Il piatto si completa quando lo rompi e lo mescoli: lì nasce tutto.
Questo è un piatto che qui esiste da sempre.
La sfoglia è sottile, meno carica d’uovo, tirata proprio per lasciare spazio al ripieno.
Dentro c’è carne, fondo, lavoro lento. Non deve uscire, deve restare raccolto e venire fuori solo quando mordi.
Li mantechiamo con burro e fondo di carne, senza cercare scorciatoie.
Il sugo li accompagna, li avvolge, ma non prende mai il sopravvento.
É uno di quei piatti che non abbiamo mai sentito il bisogno di cambiare.
Al massimo, di capire sempre un po’ meglio.
Il tajarin è una cosa semplice solo finché non inizi a farlo sul serio.
È tirato fine, con una trama che trattiene il condimento.
E il piatto cambia con il sugo che scegli.
- Il pesto lo facciamo senza aglio, per lasciare il basilico più fresco, più diretto.
- Il pomodoro è un lavoro di più varietà, per avere una salsa piena ma mai pesante.
- Il ragù cuoce piano, manzo e vitello insieme, finché non si lega tutto e diventa una cosa sola.
È sempre lo stesso piatto.
Ma ogni volta cambia con quello che scegli.
Questo è il nostro modo di lavorare il riso.
Il riso cuoce in forno, nel brodo di crostacei, e piano piano si asciuga, si concentra, prende una leggera tostatura sotto.
Diventa più compatto, più deciso. Il mare c’è, ma non invade. Cozze, vongole, calamari, polpo: entrano e si tengono al passo del riso.
Alla fine restano olio extravergine e prezzemolo, giusto per tenere tutto aperto.
É un piatto che abbiamo costruito nel tempo, senza forzarlo. E alla fine è rimasto nel cuore di tanti.
Sa di pizza.
Ma è pasta.
Maccherone Barilla trafilato al bronzo, pomodoro San Marzano, capperi, origano. Mozzarella che si scioglie dentro.
Sotto resta il fondo, più concentrato. Quello da raccogliere fino alla fine.
Sopra, acciughe e pangrattato sabbiato: croccante, sapido, diretto.
È una cottura tutta al forno, dall’inizio alla fine.
La guancia cuoce piano, nel suo tempo.
Parte tenace, finisce morbida, quasi si apre da sola.
Il fondo è costruito sul Timorasso, che tiene il piatto in equilibrio e gli dà una spinta più verticale, meno pesante.
Sotto, un purè lavorato al burro, pieno e liscio.
Sopra, tartufo nero della famiglia Menino, a chiudere con profondità.
Un piatto che resta classico, ma con una lettura più precisa.
Un piatto che arriva da un altro tipo di cucina, più internazionale.
Il salmone cuoce dolcemente al vapore, resta umido, senza forzature.
Gli asparagi rimangono croccanti, con una parte più verde e fresca.
La salsa olandese lega tutto, con burro e uovo.
Il limone di Sorrento con la sua scorza profuma, la polpa dà freschezza, l’uovo barzotto aggiunge rotondità.
Equilibrio tra delicatezza e struttura.
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Il cuoricino indica i piatti che sono parte della storia dell’Osteria Billis: ricette che ci accompagnano da sempre e che i nostri clienti portano nel cuore.
Per allergie o intolleranze, siete invitati a informare il nostro personale, che saprà consigliarvi le proposte più adatte.
